Nico & le Cicloavventure – cap.6 – “Il barone rampante”

10 giugno, 2017

Richolly Rosazza ha regalato a “le Cicloavventure” questa immagine stupenda.
Che mi fa venire voglia di raccontarmitivi un po’.

Il 15 sera la prima tappa al Be’er Sheva di Rieti con Carlo Valente!!

Pronti, partenza…

richollyedited

Cap.6 – “Il barone rampante”

Quando avevo circa 8 anni abbiamo cambiato casa.

Siamo andati a Ello, un nome simpatico. Come dicevo sempre ai miei compagni degli altri paesi, Ello senza l’H.

La mia nuova camera si affacciava direttamente sul bosco, in primavera verdissimo e in autunno marronissimo (se si può dire verdissimo non vedo perché non si possa dire “marronissimo”!)

Quando potevo correvo ad esplorare tutto quel bosco, pieno di animali, magie e misteri.
Quando non potevo giocavo con i G.I. Joe sul davanzale della finestra con il bosco davanti ai miei occhi.

Piano piano, crescendo, la fantasia si è spostata dalle vicende che inventavo per i G.I.Joe al futuro che immaginavo per me.

Mi vedevo come un esploratore solitario, che viveva nel bosco e suonava il flauto (ero alle medie e quindi si suonava il flauto) affascinando e anche inquietando un po’ il resto dell’umanità.
Una sorta di barone rampante…
A volte mi sembrava di sentirlo quel flauto…
A volte lo sentivo ma era il verso della civetta.

Desideravo fortemente questa vita, poi ho conosciuto la musica e ho sentito che il musicista era il lavoro che più si avvicinava al mio barone rampante.

Basta. Risucchiato.
Sono arrivato a stare chiuso 12 ore al giorno in una stanza per rincorrere quel sogno di libertà.
Ho studiato e studiato, scritto, imparato, sbagliato, studiato, sudato.
Fabrizio, cocciuto e fantasioso come me, mi ha accompagnato passo passo in questo calvario.
Lui sulle pelli della batteria, io sui tasti del pianoforte.

Il mio barone ha avuto la sua libertà, il suo terreno dove essere solitario e anticonvenzionale è un pregio ed ha conosciuto tutte le dinamiche di questo nostro tragicomico mondo musicale.

Poi la bicicletta.
Un cantautore antisportivo in bicicletta.
Quest’anno improvvisamente ho deciso di fare questa follia in bici da Roma a Lecco, perché volevo allontanarmi da tutto quello che sono ora e fare una cosa che fosse il più lontano possibile da me.

E poi.
Poi per la mia futura pedalata solitaria ho sentito di voler incontrare le persone, poi di voler incontrare artisti.
Ho sentito di volerla rendere una avventura condivisa il più possibile.
Poi ho sentito il desiderio di scriverne, di mettere su carta (anzi su file) i pensieri che ne vengono a galla e poi di raccontarla con foto e filmati.

Ora la immagino come una grande poesia, fatta non solo di versi, ma di chiacchiere, di video, di racconti, di musiche e di incontri.
Una grande poesia multimediale che poesia non è ma che immagino poetica al massimo.

E guardando la mia bicicletta ho visto che sulla sella non c’ero io ma il mio barone rampante.
Libero da doveri, da concorsi, giudizi, aspettative, arrangiamenti, registrazioni, promozioni, visualizzazioni e like.
Sulla sella, cercando una cosa il più lontana possibile da me, mi ritrovo oggi vicinissimo a me stesso, di nuovo vicino al mio barone che oggi è di nuovo libero di creare e inventarsi e null’altro, perché in fondo null’altro gli serve.

Se tra il 15 Giugno e il 1 Luglio sparissi, girate per boschi e ascoltate bene se sentite un flauto…
Non si sa mai.

#nicoelecicloavventure

(la superfichissima illustrazione è stata regalata da Richolly Rosazza a “le Cicloavventure”)

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